la biblioteca di Louise Colet

Franz Liszt

Franz Liszt

 

Percy B. Shelley

Percy B. Shelley

 

Scritti di Viaggiatori

Charles Dickens, 1846
La luna splendeva nel cielo quando giungemmo nelle vicinanze di Pisa e per molto tempo potemmo vedere al di là delle mura la torre pendente tutta inclinata in quell’incerta luce: modesto originale di una delle vecchie figure che illustrano libri scolastici "le meraviglie del mondo". Come la maggior parte delle cose collegate- quando le abbiamo conosciute per la prima volta- con i libri di scuola e con le ore di studio, essa era troppo piccola. Lo sentii assai distintamente. Non mi appariva affatto tanto alta al di sopra delle mura, quanto avevo sperato: era un altro dei numerosi inganni orditi da Mr. Harris, il libraio all’angolo di St. Poul’s Churchfard a Londra. La sua torre era l’opera della immaginazione, e questa era la realtà: in confronto all’altra, era una modesta realtà. Tuttavia era molto bella, originale ed altrettanto inclinata quanto l’aveva rappresentata l’Harris.
Anche l’aria tranquilla di Pisa e lo spazioso locale del Corpo di Guardia alla Porta della città con dentro due soli soldatini, e le vie nelle quali si vedeva a mala pena qualche raro segno di vita, e l’Arno che scorreva con aspetto strano attraverso il centro della città, erano bellissimi.
Mi aspettavo di veder il campanile gittar la sua lunga ombra su di una via frequentata, dove la gente non facesse che andare e venire per tutto il giorno e fu per me una sorpresa trovarlo, invece, in un luogo appartato e silenzioso, lungi dai luoghi più popolati e in mezzo ad un tappeto di erba verde.
Invero, il gruppo dei monumenti raccolti su quel piano verdeggiante e nell’immediate vicinanze di esso, comprendente il Campanile, il Battistero, il Duomo e il Camposanto, è forse il più notevole e il più bello che esista al mondo. Di più, raggruppati tutti insieme lontani dai luoghi dove si contrattano gli affari ordinari della vita cittadina, essi hanno un’aria singolarmente venerabile e impressionante: sembrano l’essenza architettonica di una ricca città antica alla quale siano state tolte le abitazioni dei privati e tutto ciò che costituisce la vita ordinaria.

Tobias Smollet
Pisa è una bella vecchia città che ispira la stessa venerazione di un tempio antico, il quale porti i segni del decadimento senza essere assolutamente in rovina.
... Le case sono solide, le vie spaziose, diritte e ben lastricate; i negozi ben forniti ed i mercati largamente provvisti. Si ammirano eleganti palazzi, disegnati da grandi maestri. Le chiese sono di bell’architettura e ornata in maniera tollerabile. Vi è un bellissimo scalo di pietra su ambo le rive dell’Arno, il fiume che scorre per la città e che è attraversato da tre ponti....

Descrizione, 1766

Vittorio Alfieri
Mezzo dormendo ancor domando: piove?
Tutta la intera notte egli è piovuto.
Sia maledetta Pisa! Ognor ripiove;
anzi, a dir meglio, e’ non è mai spiovuto.

Almen, quando adirato il pluvio Giove
Fea d’abitanti l’universo muto,
Acqua in ciel fabbricando in fogge nuove,
Quell’acquosa sua rabbia ha un modo avuto:

Ma qui, non degni or di affogar ci crede;
Né di goder del Sol la dolce vista;
Purché in molle ei ci tenga, e il capo e il piede.

Siam forse noi di quella specie trista,
Che né in ben né in mal far mai non eccede,
Sì che di noia il Ciel sol ci contrista?

Rime, La pioggia a Pisa, 1785

Percy B. Shelley
Sopra il nitido specchio dell’Arno, si riflette
l’immagine difforme della città che sogna:
immobil pare, e, invece, un tremolio ne sfiora
i contorni, eppur essa non muta e non svanisce,
ma intenta resta, quasi nel memore sogno
veda, risenta e accolga il palpito del mare.

La sera: Ponte al mare, Rime

Franz Liszt
Questa bella foresta espone al sole la cupola fremente dei pini piegati dal vento di mare e risponde con un lamento ininterrotto al sordo brontolio dei flutti che vengono a morire ai suoi piedi. Gruppi inquieti di daini errano nelle radure sabbiose attraversate dai raggi mentre il cammello e il bufalo pascolano tranquillamente l’erba profumata, o guidati dal boscaiolo portano lontano le spoglie degli alberi secolari.

Lettera a Berlioz, 1839.


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