ritratto Louise Colet ho una valigia piena di appunti che mi riprometto di sistemare..

...appena torno a Parigi. Sono Louise Colet, scrittrice di successo, in viaggio attraverso l’Italia. Vi leggo il resoconto della mia visita alla torre; l’ ho scritto per voi.

"Avevo fretta di salire su questa famosa torre pendente che stava davanti a me, leggera e lieve, stagliata contro l'azzurro con le sue otto gallerie cilindriche formate da colonne traforate; ma quando ho voluto farmi aprire la porta per salire in cima, sono cominciate le difficoltà. Bisogna essere in tre per ottenere il permesso di salire sul campanile, da quando, mi dicono, due viaggiatori (forse due amanti), d'accordo per il suicidio, si sono buttati scavalcando la balaustra che circonda la piattaforma in cima alla torre.
Chiamo il vetturino che mi ha portata e cerco invano sulla piazza deserta una terza persona. Mentre discuto con il guardiano, inflessibile nell’eseguire gli ordini, arriva una vettura e deposita sulla piazza un visitatore; l’uomo si unisce a noi e finalmente possiamo salire. La torre è alta 56 metri; è tutta rivestita di marmo bianco; il piede scivola sulla pietra liscia; la vertigine vi prende via via che procedete sotto queste gallerie aperte e che l'occhio, abbagliato dall'intensità della luce del giorno estivo, abbraccia l'orizzonte immenso che si stende tutt'intorno; il corpo, come attratto dal precipizio, barcolla attraverso lo spazio delle colonne; sono costretta ad appoggiarmi al braccio del compagno sconosciuto inviatomi dal caso.

Arrivati sulla piattaforma, scopriamo una distesa incommensurabile; a sud-ovest il mare blu si confonde al cielo e, in questo duplice azzurro, appaiono le piccole isole della Gorgona e della Capraia;torre di Pisa, 1850 più lontano, si distinguono le linee incerte della Corsica e dell'Isola d'Elba; su un piano più ravvicinato, Livorno si staglia al bordo delle onde; seguendo la spiaggia si vede il punto del litorale dove Byron fece ardere su un rogo il corpo del suo amico Shelley; più vicino a noi, ecco i boschi delle Cascine di Pisa e la tenuta di S.Rossore, proprietà dello Stato; un tempo al posto di questa foresta di pini c'era il mare; arretrando, il mare ha lasciato delle paludi malsane "L'aria di Pisa, dice Montaigne, aveva fama, qualche tempo fa, di essere pessima, ma dopo che il Duca Cosimo ha bonificato le paludi che circondavano la città, non è più così. Prima il clima era talmente cattivo che, quando si voleva esiliare qualcuno e farlo morire, lo si mandava a Pisa, dove, nel giro di pochi giorni era spacciato". Fu questo il supplizio della Maremma inflitto alla Pia di Dante.

Dalla parte opposta alle Cascine, l'occhio abbraccia, a nord-est, la catena dei monti pisani. A malincuore abbandono la cima della torre pendente, malgrado il malore che mi provoca l’apparente oscillazione del monumento. Mi sembra che la torre vacilli e ci trascini nella sua caduta. E' noto che una fune tesa dalla cima fino a terra, dal lato della pendenza, si allontana, quando tocca il suolo, di circa 2,94 metri dalla base del campanile. Questa inclinazione servì a Galileo (nato a Pisa) per i suoi esperimenti sulla caduta dei gravi.
Scendendo, noto le sette grandi campane che, da settecento anni, suonano ogni giorno: nascita, matrimonio, morte, col loro suono accompagnano indifferentemente tutte le fasi della vita effimera. Che significano per questi vecchi testimoni insensibili le gioie e i dolori delle generazioni che passano!"

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